Il Dipartimento di Stato cita gli attacchi degli Houthi su aeroporti e infrastrutture. Sul Golfo, le versioni non coincidono.
Mercoledì 21 ottobre il Dipartimento di Stato americano ha emesso un “ordered departure” per i dipendenti governativi non essenziali e i loro familiari in Arabia Saudita. Significa un’evacuazione obbligatoria del personale non indispensabile, decisa per motivi di sicurezza. Il portavoce Tommy Pigott ha scritto su X che l’ordine riguarda i dipendenti non di emergenza e i loro familiari “in Arabia Saudita soltanto”.
Il motivo sono gli attacchi dei ribelli Houthi, sostenuti dall’Iran, contro l’Arabia Saudita, compresi droni e missili su aeroporti e impianti petroliferi. Secondo CBS News, un attacco all’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, all’inizio di ottobre, ha ucciso 12 persone e ne ha ferite più di 300, tra le vittime anche un cittadino americano. Pigott ha detto che gli Houthi sono sempre più impegnati in ostilità contro il Regno, inclusi attacchi ad aeroporti civili e infrastrutture critiche.
Qui le versioni divergono. Un titolo di Reuters del 21 ottobre, che cita funzionari americani, parlava di un ordine di partenza in preparazione per il personale di alcune ambasciate del Golfo. Pigott ha invece smentito che le misure valgano per altri Paesi. CBS riferisce che diverse ambasciate hanno ridotto il personale in regime di “operazioni ristrette”, introdotto ad agosto, senza ordinare la partenza.
Giovedì il Brent è salito del 3% a 113,03 dollari, anche per i nuovi attacchi degli Houthi a obiettivi sauditi e per le notizie su possibili nuovi raid contro l’Iran, secondo Invezz. È la stessa tensione che abbiamo raccontato nell’articolo su Hormuz. Quando il Paese che produce più petrolio al mondo diventa un bersaglio, cosa cambia per i prezzi che paghi alla pompa?