Dopo gli scontri di Milano il governo ha approvato un nuovo reato per le manifestazioni violente, regole più dure per i minori e 500 militari in più in città fino al 31 dicembre.
Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto martedì 20 ottobre, in una seduta straordinaria. Il testo, di otto articoli, introduce il reato di “violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche”, che nel dibattito politico viene chiamato “partecipazione violenta”.
Punisce chi, durante una protesta, usa bastoni o mazze oppure lancia oggetti mettendo a rischio l’incolumità degli altri. La pena aumenta se si agisce a volto coperto o si danneggiano infrastrutture e servizi di pubblica utilità. Per chi organizza o promuove gruppi pensati per manifestazioni violente, anche attraverso strumenti informatici, le pene sono più alte.
Gli ultraquattordicenni sono presunti capaci di intendere e di volere, quindi imputabili fin da subito, “fino a prova contraria”. I genitori di minorenni che commettono violenze durante una manifestazione rischiano una multa da 500 a 1.000 euro, raddoppiabile in caso di recidiva, anche se il figlio non è imputabile.
Il questore può vietare ai minorenni di radunarsi quando cinque o più persone tengono comportamenti intimidatori in un luogo pubblico, anche solo in certe fasce orarie. Il fermo preventivo viene esteso a chi turba la sicurezza in luoghi molto affollati; per i minori vale solo dai 16 anni.
Arrivano a Milano 500 militari in più fino al 31 dicembre, con una spesa di 4,7 milioni di euro. Il ministro dell’Interno Piantedosi ha spiegato che saranno a disposizione delle autorità di pubblica sicurezza e che le modalità d’impiego saranno decise nel Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza.
Non è passata invece l’idea di dare ai soldati funzioni di polizia giudiziaria, richiesta dal ministro della Difesa Crosetto. Secondo Fanpage, le consultazioni tecniche con gli uffici giuridici del Quirinale avrebbero sollevato dubbi di costituzionalità. I sindacati di polizia hanno comunque criticato la norma sui militari, parlando di “torsione autoritaria”.
Presentando il decreto, la premier Giorgia Meloni ha detto che nessuna idea politica o disagio sociale giustifica le devastazioni e che “chi rompe paga”. Ha citato quasi 200 agenti feriti e circa un milione di euro di danni solo a Milano, stima attribuita a Confcommercio.
Sulle cause i membri del governo non hanno la stessa lettura. Crosetto ha parlato di “guerra ibrida”, Salvini ha escluso una regia dietro i disordini, anche russa, e Piantedosi ha detto che i primi accertamenti escludono legami strutturati con realtà antagoniste, ma che servirà qualche giorno per chiarire meglio.
Intanto a Milano si teme per sabato. Il Corriere della Sera scrive di timori per nuovi disordini, e secondo Il Messaggero il giudice per le indagini preliminari ha parlato di “alto rischio” che si ripetano.
Da un lato il governo punta su pene più alte e su una risposta rapida; dall’altro i sindacati di polizia e una parte del dibattito pubblico temono una stretta eccessiva su chi manifesta. Il confine tra ordine pubblico e diritto di protestare si vedrà nel testo definitivo. Per te dov’è l’equilibrio giusto?